ROBERTO BAGGIO E IL TEMPO SOSPESO


(foto non originale tratta da ricerca online)


Si parlava oggi a pranzo, tra colleghi, di quella situazione strana che accompagna il pezzettino di vita che a volte siamo chiamati a vivere tra la certezza di un addio e l’addio stesso. Un tempo a volte non breve, che può essere tremendamente pesante ma che può invece trasformarsi in una fantastica opportunità per salutare, ringraziare, raccogliere comunque sensazioni positive.


E siccome spesso a pranzo ci ritroviamo a parlare tra malati di sport, a tutti sono venuti in mente quei 5 mesi – dal 28 Dicembre 2003 al 16 Maggio 2004 – tra l’annuncio dell’addio al calcio di Roberto Baggio e la sua ultima partita, a San Siro.


"La mia carriera - disse Baggio pochi giorni dopo il Natale di quell’anno - è stata condizionata dagli infortuni che in tutti questi anni mi hanno costretto ad avere una corsa squilibrata. Ed una corsa tanto squilibrata mi provoca sempre più fastidi, che alla mia età sono sempre più difficili da combattere".


Da lì in poi quella divenne una stagione che nessuno avrebbe voluto finisse, ma anziché malinconica si concretizzò in un carosello di feste, da ripetere ogni domenica, in stadi sempre pieni.


La Gazzetta dello Sport, infatti, diede la notizia dell'addio pubblicando il calendario della rimanenti partite di campionato del Brescia (la squadra di Baggio), presentandola come l‘ultima tournée di un grande campione e chiamando a raccolta i tifosi negli stadi per ringraziare Baggio per tutte le emozioni regalate sui campi di tutto il mondo.


A Parma, quando Baggio segnò il gol N.200 della sua carriera, tutto il pubblico del Tardini si alzò in piedi ad applaudire:


L'uomo, il calciatore che ha fatto la storia del calcio italiano degli ultimi 20 anni, entra nella storia al 29' della ripresa quando firma il 2-2 e il gol numero 200 in A. Per il Parma sarebbero tre punti importanti, ma il Tardini, per una volta, dimentica la propria squadra, si alza in piedi e regala una standing ovation da brividi al mitico Baggio, il quinto calciatore capace di raggiungere quota 200 da quando in Italia esiste il calcio. Prima di lui c'erano riusciti Piola (274 reti), Nordhal (225), Altafini e Meazza (216), quando il calcio era diverso, meno fisico, più tecnico, un calcio in cui Baggio, che attaccante puro non è, di gol ne avrebbe fatti molti di più. E adesso? Adesso «sarà molto difficile: intendo smettere, sarà dura... Ma non ho rimpianti, ho sempre dato tutto e sono stato guidato dalla passione per questo sport”. (Il Corriere)


Così come si alzarono e applaudirono i tifosi sugli spalti del Ferraris di Genova, quando Baggio giocò la sua ultima partita in Nazionale, in una amichevole contro la Spagna:


E’ il minuto 88 dell’amichevole Italia-Spagna, il quarto uomo alza il tabellone per annunciare una sostituzione: dentro Miccoli fuori Baggio. Sono passati quattordici anni da quell’Italia-Spagna dei Mondiali del 1994 quando all’87’ Baggio aveva saltato Zubizarreta in uscita e da posizione defilata aveva infilato in rete il gol che ci aveva portato nell’olimpo del Mondiale. Quattordici anni, sembrano passati in un soffio, quattordici anni. I segni della maturità si vedono sul viso di Baggio, il codino inizia ad essere brizzolato, lo scatto non è più quello di una volta ma il tocco di palla e l’eleganza continuano ad essere sempre quelli. Man mano che Roberto si avvicina alla panchina il rumore degli applausi si fa sempre più forte, in quel momento milioni di italiani salutano il loro beniamino più caro. Un po’ d’emozione traspare dagli occhi di Baggio, sa che quella sera si chiude un ciclo bellissimo. Roberto guarda il cielo, sa che ci sono persone orgogliose di lui lassù, abbassa lo sguardo e poi si volta a salutare intorno. Vede una folla di gente che per tutta la partita ha intonato cori e non si è risparmiata in applausi ad ogni suo tocco di palla così inizia anche lui ad applaudire in segno di ringraziamento. Roberto esce, ora lo attende una nuova vita”. (Fantagazzetta)


E infine come i tifosi accorsi a San Siro (quale miglior palcoscenico per congedarsi: la Scala del calcio…) per l'ultima partita del campionato, quando Baggio fu sostituito a quindici minuti dalla fine, con il suo Brescia ormai salvo per il quarto anno consecutivo.


(foto non orignale tratta da ricerca online)


Il tempo sospeso non è un tempo da buttare.


“Quel che sono andata a dire a loro, agli ospiti delle dimore del tempo sospeso, è che siamo tutti dimore di tempo sospeso e che il tempo lo facciamo prezioso noi”. (Chadra Livia Candiani)

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