MISTER DEVIS MANGIA UNO DI NOI


Vero, leale, di tutti. Uno di noi, insomma. E' stato un bellissimo incontro quello tra Devis Mangia - Commissario Tecnico della Nazionale di calcio Under 21 - e i giovani calciatori e allenatori di AC Cernusco, ASD Città di Cernusco, ASO Cernusco e Goldfigheters. Un'ora di riflessioni, idee e aneddoti sportivi e di vita che credo rimarrà nella memoria degli adolescenti della nostra città presenti ieri in Sala Consigliare.


Qui sotto l'articolo che Alessandro Ferrari ha scritto su In Folio di oggi e che credo racconti bene questo coinvolgente "I sport Cernusco Tricolore" con Mister Mangia:


"SPORT - Dopo l’astronauta Paolo Nespoli atterra a Cernusco un altro extra. Questa volta molto più più terrestre del primo. Ma di casa. Davis Mangia, attuale ct della Nazionale di calcio Under 21, uno che sportivamente parlando a 38 anni è arrivato, anche se il diretto interessato dice di svegliarsi ogni mattina «alzando l’asticella sempre un po’ più in alto», ieri sera (giovedì) era in città per ritirare il Gelso d’Oro 2013, la più alta benemerenza cittadina.


Ma il mister nato e cresciuto a Cernusco, nel pomeriggio ha incontrato anche i giovani calciatori delle società locali: l’Ac Cernusco, sua prima squadra, poi il Città, l’Aso e la formazione dell’Aurora-Bachelet. Simpatico, disponibile e sempre pronto alla battuta, Mangia, incalzato dall’assessore allo Sport Ermanno Zacchetti, sentendosi a casa, ha risposto a diverse domande, anche a quelle più scomode che «poi voi giornalisti non scriverete mica, vero?».


Nell’arco di un primo tempo ha ripercorso la sua breve carriera da giocatore e quella da allenatore che lo ha portato a esordire in Serie A con il Palermo nel 2011, fino a sedersi sulla panchina degli azzurrini. Una carriera nata quasi per caso «quando si sono accorti che come giocatore ero scarso», spiega il ct, e proseguita nel calcio che conta anche in modo fortunoso «perché mi sono trovato al momento giusto nel posto giusto.


Poi, però, la fiducia che ti viene riposta bisogna ripagarla, altrimenti ti rispediscono da dove sei venuto». E Mangia non dimentica i suoi due angeli custodi. Il direttore sportivo, Sean Sogliano, e Arrigo Sacchi. «Arrigo in tribuna, durante una partita a Varese, si è innamorato del mio calcio» ha raccontato il ct, «da allora mi segue da vicino ed è anche grazie a lui che sono riuscito a ottenere i massimi voti al corso master da allenatore e, forse, l’incarico di selezionatore dell’Under 21». Ma Mangia ricorda anche il suo mister ai tempi delle giovanili nell’Ac Cernusco, Ivan Mariottini, «un tipo tosto», i dirigenti dell’Enotria che per primi gli offrirono la sua prima panchina, e la telefonata del presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, che il 31 agosto 2011, in chiusura di calcio mercato e anticipando i tempi di almeno cinque anni rispetto alle sue previsioni, gli chiedeva se se la sentisse davvero di passare dalla Primavera dei rosanero alla prima squadra in Serie A. «Certo che sì, ho subito risposto. Senza paura. Perché è quello che ho sempre sognato di fare. La cosa più bella che potesse capitarmi».


Poi Mangia, senza fornire ricette, «perché non è il mio compito», spiega qual è secondo lui l’atteggiamento giusto di un bravo allenatore delle giovanili. «Non dobbiamo sostituirci ai genitori e alle famiglie, ma affiancarci. Sono assolutamente contrario a quelli che dicono che vorrebbero allenare una squadra di orfani. Dobbiamo, invece, instaurare un rapporto di fiducia con i ragazzi, facendogli capire che se hanno bisogno di noi siamo a disposizione. Bisogna farli divertire mettendo al loro servizio passione e umiltà. E poi dobbiamo inculcargli la cultura della sconfitta. Bisogna anche saper perdere e onorare, quando in campo si è dato il massimo, la superiorità degli avversari».


Poi i riflettori si accendono sui giocatori e sul suo lavoro di commissario tecnico. «In Nazionale l’allenatore ha solo un’arma, la convocazione. Deve scegliere le persone giuste. C’è una differenza abissale tra un calciatore di talento e un solista. I solisti non fanno per noi. I giocatori di talento, al servizio della squadra, sono i veri campioni. Noi guardiamo a quelli e la mia Under 21 si fonda su questi pilastri. Tutti i miei ragazzi sono persone con grandi valori». Quindi l’interessante aspetto tecnico del suo impiego: «Non andare in campo ogni giorno è la cosa che più mi manca. Tra una partita e l’altra faccio di tutto per non sbagliare le convocazioni. Guardo una serie infinita di partite in dvd, predispongo il lavoro degli osservatori, mi leggo le loro relazioni, parlo con i medici e preparo i ritiri. Poi passo tantissimo tempo al telefono con i giocatori. Insomma, più che l’allenatore faccio il segretario».


Tra i ragazzi c’è Matteo. Gli chiede il nome del giocatore più forte che abbia mai allenato. Mangia sorride, si alza e glielo sussurra all’orecchio. Rimarrà un segreto. Poi però fa quelli di Miccoli, Silvestre, ma anche di Migliaccio, Balzaretti e Barreto. «Calciatori che aiutano molto il lavoro dell’allenatore». Il mister racconta anche l’emozione dell’inno di Mameli a ogni inizio partita: «Nel firmare il contratto con Albertini lui mi disse, poi c’è l’inno. E io: si vabbeh, l’inno. Quando mi sono trovato in campo ho capito. Ed ogni volta l’emozione è fortissima. Ad esempio l’ultima partita contro la Germania, squadra con la quale abbiamo una certa rivalità, sportivamente parlando e non per via dello spread, non dico che ho avuto un mezzo svarione, ma è stato un momento da brividi».


Prima degli autografi di rito c’è anche tempo per un’amarcord. L’idea è dell’assessore Zacchetti. Della serie, ti trovi con gli amici dopo anni e rispolveri una vecchia formazione di una mitica partita che non dimenticherai mai. Chessò dell’esordio vincente in Serie A: Palermo-Inter 4 a 3. Mangia sorride e snocciola alla perfezione il 4-4-2 messo in campo al Barbera l’11 settembre 2011, cambi compresi: «Tzorvas, Pisano, Migliaccio, Silvestre, Balzaretti, Alvarez, Barreto, Della Rocca, Ilicic, Miccoli, Hernandez». Dieci secondi. E il mito che la formazione del Palermo la faccia Zamparini è sfatato".

E a proposito dell'esordio in Serie A con il Palermo, qui sotto l'autografo che Mister Mangia ci ha lasciato sulla maglia della società rosanero: "I sport Cernusco, con affetto, Devis Mangia".

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