17.06.08, ZURICH LEITZIGRUD STADION, SETTORE 19, FILA 12, POSTO 14


Ci sono partite che è già bello viverle davanti al televisore. Figuriamoci dal vivo, nello stadio.

Martedì 17 giugno 2008 Zurigo è una città profondamente svizzera colorata di calcio: le banche e il lago e l'ordine della città invasi da colori, stand, tifosi, vociare, bandiere.

Alla mia prima con la Nazionale, in un appuntamento così importante, ci avevo pensato da tempo. Prima di tutto: cosa indossare? Immaginando la divisa bianca dell'Italia contro la Francia, avevo comprato la nuova maglia d'allenamento bianca, ma poi ho pensato che la mia amata e vecchia Kappa 2002, acquistata per il Mondiali di Corea, passata per il biscotto pannordico in quel di Portogallo e poi dal trionfo di Berlino, meritava di esserci.

Eccomi dunque pronto, 4 ore prima della partita, nella hall del Zurich Marriott Hotel, dove una giovane ragazza bionda offre parecchi soldi per un biglietto di Francia-Italia. Nessuno si sogna di venderglielo. Un gruppo di tifosi rumeni, molto confident sul risultato della loro nazionale, è in partenza per Berna, dove li aspetta invece la disfatta. I francesi con cui parlo sono allineati con il loro allenatore: Francia e Italia fuori a braccetto.

Arriviamo al posto di blocco a qualche isolato dallo stadio un'oretta prima dell'inizio della partita, bagnati fradici sotto un diluvio primaveril-estivo (ma la temperatura è quantomeno autunnale), ma chi se frega, si va a vedere Francia-Italia! Gruppi di tifosi, qualche papà con figli, polizia e militari a non finire, bancarelle di merchandising (ma 40 euro per una maglietta-ricordo semplice semplice mi sembrano davvero troppi), doppio controllo dei biglietti, ed infine lo stadio. Stile e capienza tipo il Comunale di Torino, architettura evidentemente datata (credo che sfiori gli 80 anni di vita). Il mio posto è nella tribuna opposta a quella delle autorità/giornalisti/telecamere, verso la curva italiana. Il colpo d'occhio all'interno dello stadio è fantastico e gli italiani sono davvero tanti. Coreografia sul campo, dal maxischermo Thuram e Del Piero invitano a combattere il razzismo, le formazioni ufficiali dello speaker, le squadre entrano in campo, l'inno. Difficilmente mi commuove l'inno nazionale da casa, ma lì, in quel momento, cantato a squarciagola insieme a migliaia di persone, fa tutto un altro effetto.

La partita parte piano, Toni si mangia due gol pazzeschi, poi la fortuna gira: l'infortunio di Ribery, l'espulsione, il rigore, Pirlo...manca solo l'Olanda. E quando la curva italiana, informata da parenti e amici italiani sul risultato contemporaneo di Berna, esplode in un urlo liberatorio, sembra davvero fatta. Anche il tabellone annuncia il vantaggio, poi doppio, dell'Olanda e De Rossi chiude qui qualsiasi ipotesi di ribaltone dei francesi.

I francesi non ci credono più, ovviamente, e la curva italiana li incita con un "presaperilculeggiante" Allez les bleus...à la maison.

Fischio finale, giocatori italiani sotto la curva, con il capitano Buffon che rimane qualche minuto in più dei compagni ad applaudire noi pubblico. Alcuni tifosi francesi davanti a noi si girano e ci ringraziano perchè finalmente si libereranno di quel matto del loro allenatore.

Il ritorno all'albergo meriterebbe di essere lungo ore e ore; tra clacson di auto festanti e bandiere Zurigo è più italiana che mai. L'Italia, dopo 30 anni, ha battuto senza extra-time e rigori la Francia. Non so dove arriverà questa nazionale in questo europeo, ma è già bello così, essere qui a Zurigo e poter vivere vittoria, partita e dopo-partita senza il sottofondo di chiacchiere e commenti di esperti o simil-tali schierati in tv, oggi mi immagino particolarmente esaltanti ed esaltati.

Zurigo, notte, camera d'albergo, I-pod, playlist "Italiani da cantare".


Sigla finale.

#Intribuna #Perlavoro

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